La ricerca: meglio quella di base o quella applicata?

di Willy Guasti

 

Kickstarter è qualcosa di particolare. Mediante questa piattaforma di fundraising sono stati finanziati una marea di progetti interessanti, che senza questo mezzo non avrebbero probabilmente visto la luce. Diversi riguardano i dinosauri: ad esempio la linea di Action Figures di dinosauri scientificamente accurate “Beasts of Mesozoic” – recentemente arrivata alla sua terza serie, dedicata ai tirannosauri. Ma non solo: anche i videogiochi hanno avuto modo di scontrarsi, fino a fondersi, assieme alla paleontologia. Sto parlando di Saurian, un ambizioso progetto sviluppato dallo studio di videogiochi americano Urvogel Games – nome che è tutto un programma* – e lanciato tramite Kickstarter il 24 maggio 2016. Inutile dire che in breve tempo il progetto ricevette subito un clamore non indifferente all’interno della comunità degli appassionati di palentologia (professionisti compresi), ed il motivo è presto detto: Saurian è un simulatore della vita di un dinosauro scientificamente accurato. Non troverete scontri epici tra Stegosauri e Tirannosauri (vissuti in due momenti diversi), né Velociraptor alti due metri, dalla cute squamata e lucente e dall’intelligenza maligna. Saurian parte dal piccolo, ovvero quella che oggi è la formazione rocciosa di Hell Creek, in Nord America, e che alla fine del Cretaceo era una terra piovosa rigata da fiumi e specchi d’acqua paludosi, umida e dal clima subtropicale. E non è un caso che si sia partiti da lì: nella formazione di Hell Creek sono stati ritrovati i fossili di alcuni dei dinosauri più iconici in assoluto, come il Tyrannosaurus rex, il Triceratops con la sua testona tricornuta, l’Ankylosauro con la sua corazza di osteodermi e la coda a mazza, o il Pachicefalosauro con la sua testa dalla sommità rotonda, spessa e massiccia – si, da queste parti molti erbivori erano dei duri. Oltre, ovviamente, ad altri predatori, come il Dakotaraptor e l’Acheroraptor, parenti del ben noto Velociraptor – vissuto in Mongolia in un periodo precedente, e pertanto non presente qui. E che, come il Velociraptor erano piumati.

 

 

Ecco dove sta il grande valore di Saurian: c’è stato un grande sforzo per rappresentare i dinosauri nel modo più corretto e aggiornato possibile, sguinzagliando diversi paleoartisti affermati nella stesura dei concept delle varie specie. E non sarebbe un ecosistema completo senza la parte non dinosauriana: tartarughe, lucertole, parenti dei coccodrilli, pterosauri, mammiferi, e un vasto campionario di piante – tutti organismi che sono ben più di un banale riempimento da sfondo, quando il frutto di un’accurata ricerca. Infatti ogni animale e pianta che compare nel gioco è uno dei fossili ritrovati ad Hell Creek, non frutto di invenzione. Lo stesso vale per il clima e il paleoambiente, ricreati in base alle indagini condotte direttamente sui fossili della formazione. Saurian è un’esperienza immersiva che ci catapulta nella vita di un dinosauro nordamericano della fine del Cretaceo – i “personaggi” del roster sono sei specie – e in cui le sfide sono mangiare, non farsi mangiare, bere – in altre parole, sopravvivere – ma anche accoppiarsi e (qualora la specie lo consenta) interagire coi proprio simili. Il comportamento non fossilizza, perciò per forza di cose ci sono stati degli slanci di immaginazione, ma la scelta è sempre stata fatta mantenendo un alone di plausibilità. Saurian è l’ulteriore prova che un videogioco può essere un ottimo mezzo per fare divulgazione su un certo tema, fornendo un’esperienza decisamente interessante. Chissà, magari un giorno si potrà giocare a Saurian nei musei, direttamente accanto allo scheletro di uno dei protagonisti.

 

*= Urvogel (dal tedesco “Uccello Originario”) è un nome con cui era noto l’Archaeopteryx, uno dei fossili storicamente più importanti per lo studio del legame tra i dinosauri non aviani e gli uccelli (ovvero i dinosauri aviani).


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Si può divulgare la paleontologia coi videogiochi?