Women in Science: Norma Bargetzi-Horisberger, l’anziana che ha piegato la Svizzera sul clima
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Nei precedenti approfondimenti di Women in Science abbiamo raccontato storie di donne che hanno sfidato stereotipi, pregiudizi e convenzioni sociali lasciando un segno profondo nel mondo della ricerca e della scienza. La storia di oggi si muove su un terreno diverso, il punto esatto in cui i dati scientifici incontrano il diritto e l’impegno civico: è la cronaca di un gruppo di donne che ha deciso di non voler lasciare alle generazioni future una battaglia da combattere da sole. Portando il proprio Paese davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, hanno dimostrato come l’inazione climatica rappresenti una violazione dei diritti fondamentali. E hanno vinto.
Una vita tra psicoterapia e attivismo: chi è Norma Bargetzi-Horisberger
Norma Bargetzi-Horisberger è nata il 20 aprile 1955 a Locarno, in Svizzera, in una famiglia trilingue: madre svizzero-tedesca, padre italiano e ticinese. Dopo una formazione come assistente sociale ed educatrice a Lucerna, si specializzò come psicoterapeuta presso l’Istituto CG Jung di Zurigo, centro di eccellenza dedicato alla psicologia analitica. Dal 1979 ha lavorato in ambito sociale e terapeutico, con un impegno parallelo in associazioni a sostegno di famiglie affidatarie e bambini di genitori separati.
Ha contribuito alla fondazione del Movimento AvaEva, realtà che dà voce e valorizza il ruolo delle donne anziane nella società, e ha poi abbracciato la causa delle KlimaSeniorinnen Schweiz come naturale proseguimento di un percorso femminista lungo decenni.
Chi sono le KlimaSeniorinnen
L’associazione è nata a Berna nell’agosto del 2016, quando quaranta donne over 60 si riunirono per la prima volta con il nome di Verein KlimaSeniorinnen Schweiz (Associazione Anziane per il clima Svizzera). Oggi conta più di 2.500 iscritte.
È lecito chiedersi come sia nata un’associazione così specifica, composta esclusivamente da donne over 60. La risposta la diede la stessa Bargetzi-Horisberger in un’intervista al Corriere del Ticino nel 2024: «La nostra è stata una scelta strategica legata alla nostra causa giudiziaria e le donne anziane figurano tra le principali vittime degli effetti sulla salute del cambiamento climatico». L’obiettivo era denunciare la Svizzera alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), sostenendo che la protezione del clima è un diritto umano e che la Svizzera lo aveva violato. Per farlo, però, occorreva dimostrare di essere la parte lesa: le donne in età avanzata sono infatti tra le principali vittime del cambiamento climatico.
La motivazione del gruppo non è però solo strategica. Le KlimaSeniorinnen vogliono dimostrare che la lotta per il clima non è esclusivamente una responsabilità dei giovani. Alla base del movimento c’è la consapevolezza che la generazione di cui fanno parte ha contribuito a creare la situazione attuale, e che i giovani non dovrebbero essere lasciati soli ad affrontarne le conseguenze.
La scienza dietro la scelta: perché proprio le donne anziane
A supporto della tesi giuridica, i dati della letteratura epidemiologica e climatica sono chiarissimi. Uno studio incentrato sul contesto urbano svizzero e pubblicato nel 2021 sulla rivista Nature Climate Change (The burden of heat-related mortality attributable to recent human-induced climate change) ha dimostrato l’impatto sanitario locale del riscaldamento globale, calcolando che, nel periodo compreso tra il 1998 e il 2013, oltre il 31% dei decessi provocati dalle ondate di calore in Svizzera è stato direttamente riconducibile al cambiamento climatico antropico.
Questa tendenza trova conferma anche in una ricerca epidemiologica pubblicata a fine 2024 sulla rivista Swiss Medical Weekly (Vulnerability to heat-related mortality and the effect of prevention measures: a time-stratified case-crossover study in Switzerland). Analizzando l’impatto delle anomalie termiche estreme su oltre 320.000 decessi nel Paese, lo studio ha isolato i precisi fattori di vulnerabilità locali, dimostrando come le fasce d’età superiori ai 75 anni, e in particolar modo le donne anziane che vivono in contesti di fragilità socioeconomica, rappresentino la categoria in assoluto più esposta al rischio di mortalità durante le ondate di calore sul territorio elvetico.
Il cambiamento climatico colpisce ognuno di noi, ma con effetti diversi a seconda dell’età e delle condizioni di salute. Concentrare la causa sull’impatto specifico delle ondate di calore sulle donne anziane ha permesso di costruire una tesi legale inattaccabile. Una vittoria ottenuta in questo modo, che stabilisce la responsabilità di uno Stato, apre la strada a tutele future nell’interesse dell’intera collettività.
La sentenza storica
Il 9 aprile 2024 la Grande Camera della CEDU ha emesso una sentenza definitiva e senza precedenti: ha stabilito che la Svizzera aveva violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – il diritto al rispetto della vita privata e familiare – per non aver adottato misure sufficienti a combattere il cambiamento climatico. È la prima volta nella storia che un tribunale internazionale ha riconosciuto il legame diretto tra inazione climatica e violazione dei diritti umani.
Le KlimaSeniorinnen hanno definito la sentenza «una pietra miliare nella lotta per un clima vivibile per tutte e tutti»(fonte: https://anziane-clima.ch).
La vittoria delle KlimaSeniorinnen va ben oltre la cronaca di una battaglia legale o ecologista: è una storia che ridisegna il nostro presente. Dimostra che l’impegno per il futuro – il nostro, delle prossime generazioni e del Pianeta – se guidato da rigore, pazienza e consapevolezza scientifica, non conosce limiti d’età. Un racconto potente che ci ricorda come, a volte, per deviare il corso della storia basti la determinazione di un gruppo di donne disposte a non restare in silenzio.
Cosa succede adesso: sul palco di BergamoScienza
Norma Bargetzi-Horisberger, insieme all’avvocata Rosemarie Weibel, sarà ospite della prossima edizione del festival di BergamoScienza, con la conferenza “La giustizia climatica non ha età” che si terrà l’8 ottobre 2026. L’incontro, inserito nella rassegna “Mattine Fuoriclasse” e rivolto in modo specifico a un pubblico scolastico, nasce proprio per promuovere un dialogo intergenerazionale sul tema, mostrando come la tutela del nostro futuro sia una responsabilità condivisa e condivisibile a tutte le età.
di Roberto Taino, WeScience BergamoScienza
Illustrazioni di Francesca Milesi, WeScience BergamoScienza